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Fare Business negli Stati Uniti

Perché fare business negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti vantano un prodotto nazionale lordo pari ad oltre 18mila miliardi di dollari, attestandosi come prima potenza economica al mondo.
La moneta più importante al mondo, il dollaro, l’autosufficienza energetica ed un mercato del lavoro flessibile fanno degli Stati Uniti una superpotenza non solo politica.

Pregi e difetti del sistema.

Ma non è tutto oro quello che luccica! Il sistema statunitense presenta anch’esso alcune debolezze come una scarsa mobilità territoriale, la crescita di fasce sociali sempre più emarginate e una decrescente partecipazione al mercato del lavoro nonché la vetustà di molte infrastrutture.
Anche il sistema finanziario non è ancora appieno uscito dalla grave crisi che lo ha colpito nel 2008.
Gli Stati Uniti si attestano al primo posto mondiale per produzione di petrolio e gas naturale e al secondo posto per produzione e consumo di energia primaria tra cui troviamo idrocarburi, carbone, energie rinnovabili ed energia nucleare di fatto rendendo il paese pressocché autosufficiente.

Normativa valutaria.

Per ciò che concerne la normativa valutaria non ci sono particolari controlli o restrizioni, salvo quelle da e verso alcuni paesi considerati a rischio.
Gli Stati Uniti sono fra gli Stati fondatori della Task Force finanziaria antiriciclaggio (FATF) e sono in prima fila nella lotta contro il riciclaggio di fondi derivanti da transazioni illecite e/o finalizzati al finanziamento del terrorismo internazionale come sono parte di una rete di trattati bilaterali e multilaterali che garantiscono concessioni a gruppi di Paesi al fine di promuovere sviluppo economico e stabilità.
Il NAFTA (North American Free Trade Agreement) è uno di questi con Canada e Messico, i più importanti partners commerciali degli Stati uniti nonostante le recenti politiche protezionistiche soprattutto nei confronti di quest’ultimo paese.

Normativa doganale.

Dal punto di vista doganale la Customs and Border Protection (CBP) è l’agenzia federale incaricata della sorveglianza doganale e dell’assistenza agli importatori oltre che alla consueta lotta al terrorismo internazionale. La CBP è altresì incaricata di attuare il Customs Modernization Act del 1993. Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni doganali gli importatori hanno visto accrescere le proprie responsabilità in materia.
Le importazioni di beni negli Stati Uniti sono esenti da restrizioni e non richiedono specifici requisiti salvo le limitazioni ed obblighi di licenza previste per quei prodotti la cui introduzione nel paese possa risultare pericolosa.
Anche la normativa anti-dumping è molto ferrea e si applica nei casi in cui siano offerti nel mercato interno prodotti esteri ad un prezzo inferiore al loro valore.

Investire negli Stati Uniti.

Riguardo gli investimenti esteri, nel 2015 gli Stati Uniti sono risultati essere la prima destinazione al mondo di investimenti diretti esteri, dato che si è migliorato nel 2016. Ben il 31% del PIL fatto da questi investimenti con prevalenza dei paesi quali Regno Unito (15,5% del totale), Giappone (13%),Lussemburgo (11%), Olanda e Canada (9%),Germania e Svizzera (8%).
I settori prevalenti sono principalmente la manifattura con il 69% del totale, seguita dal settore finanziario e assicurativo, dal commercio all’ingrosso e al dettaglio (7%) e dai servizi professionali, scientifici e tecnici.

Fare business negli Stati Uniti per gli operatori internazionali, secondo gli istituti specializzati nel settore, è ancora fra i più favorevoli al mondo nonostante la concorrenza di nuovi paesi emergenti.

Gli USA sono ai primi posti per efficienza delle politiche economiche (Government Effectiveness) e per facilità nel gestire un’attività commerciale (Ease of Doing Business 2017), facilità nell’ottenere finanziamenti, nell’avviamento di una nuova attività commerciale, nel gestire transazioni oltre frontiera e nella risoluzione delle controversie.
Più severa la valutazione riguardo alla tutela degli azionisti di minoranza e sulla capacità di fare valere di fatto le norme contrattuali.

La normativa degli investimenti esteri è di tipo liberale, non sono previste restrizioni e l’acquisizione di interessi di maggioranza in una società statunitense è consentita, con alcune eccezioni legate alla normativa anti-trust e alla concorrenza sleale.

Autorizzazioni speciali sono previste per singoli settori (estrattivo, minerario, sfruttamento delle risorse energetiche, trasporto aereo, banche e assicurazioni).

I differenti livelli della normativa.

Gli Stati Uniti sono uno stato federale composto da 50 stati ognuno con caratteristiche proprie. L’investitore straniero quindi dovrà confrontarsi con la normativa a più livelli, federale, statale e locale pertanto non troverà norme uniformi per la costituzione delle società o per redigere un contratto.

La Costituzione federale degli Stati Uniti d’America è preminente sulle leggi dei singoli Stati e, soprattutto in materia fiscale, vieta l’introduzione, da parte di ogni singolo Stato, di imposte che contrastino con i principi generali della tassazione sull’import e l’export o disposizioni normative che introducano delle discriminazioni nel commercio fra i differenti Stati Federali e di questi con l’estero.

Come già detto la normativa statunitense è basata su tre livelli: federale, statale e locale. Anche quella fiscale si allinea a tale principio, pertanto le varie autorità si allineano alla propria normativa interna e alle varie costituzioni locali.

L’Internal Revenue Code (IRC) è il testo unico sulle imposte.

Tassazione dei soggetti residenti.

Le persone fisiche residenti fiscalmente negli Stati Uniti sono soggette a tassazione sul loro reddito qualunque ne sia la fonte ed in qualunque parte del mondo prodotto (worldwide income). Al contrario le persone fisiche non residenti sono tassate soltanto sul reddito di fonte statunitense.

In base alla disciplina federale, ai fini delle imposte sul reddito, una persona fisica si considera fiscalmente residente negli Stati Uniti:
se ha la cittadinanza americana;
• se ha ottenuto la residenza negli Stati Uniti (c.d.green card);
• se permane sul territorio nazionale per almeno 183 giorni nel corso di un anno solare;
• se supera il c.d. substantial presence test o cumulative presence test che consiste nella somma del totale dei giorni che la persona è presente negli Stati Uniti nell’anno di riferimento più un terzo dei giorni in cui è stato presente nell’anno precedente e un sesto dei giorni dell’anno ancora precedente.

Gli stranieri che vogliono risiedere negli Stati Uniti devono richiedere l’Individual Taxpayer Identification Number o ITIN, una sorta di codice fiscale.

Riguardo la tassazione delle retribuzioni, indipendentemente dal modo di corresponsione, tutte rilevano nel computo della base imponibile ai fini del calcolo dell’Individual Income Tax.
Il datore di lavoro è sostituto d’imposta ed opera le ritenute d’acconto sullo stipendio per tutte le tasse pagabili a tutti i livelli.

Per la tassazione degli utili, l’aliquota applicata a quelli generati dal possesso di partecipazioni è diversa a seconda della capacità contributiva e del periodo di possesso stesso dell’investimento effettuato (holding period).
Per i dividendi relativi a partecipazioni posseduti da più di 12 mesi l’aliquota è del 15%.
Vi è anche un’aliquota ridotta sui dividendi di fonte estera, ma occorre che sia in vigore un Trattato contro le doppie imposizioni con il Paese della fonte.

Sistema delle detrazioni e deduzioni.

Il sistema fiscale federale prevede due tipologie distinte di deduzioni:
• le deduzioni dal reddito complessivo lordo;
• le deduzioni dall’Adjusted gross income.

Tra le principali categorie di costi deducibili troviamo le spese inerenti allo svolgimento dell’attività d’impresa, gli alimenti pagati al coniuge separato, le spese di trasporto e i contributi ad un Medical Saving Account.
L’imposta è applicata sulla base di un’aliquota progressiva per scaglioni di reddito, che differisce a seconda del tipo di dichiarazione presentata.

Riguardo la presentazione della dichiarazione, le persone fisiche devono presentare la stessa alle autorità fiscali entro il 15°giorno del quarto mese successivo alla chiusura dell’esercizio fiscale di competenza (ossia il 15aprile, nel caso in cui l’esercizio fiscale coincida con l’anno solare), questo vale anche per i soggetti non residenti.

I tipi di società presenti negli Stati Uniti.

• la società di capitali di tipo C (C-corporation) è una società di capitali di tipo classico, gode cioè di autonomia patrimoniale perfetta, caratterizzata dal possesso di una personalità giuridica e di un patrimonio sociale perfettamente autonomi e distinti dai soci;

• la società di capitali di tipo S (S-corporation) identica a quella di tipo C mentre fiscalmente si caratterizzata dalla possibilità di optare, in presenza di determinati requisiti (quali la residenza degli azionisti negli Stati Uniti, l’esistenza di una sola classe di azioni e un numero massimo di azionisti), per un regime fiscale “trasparente” per effetto del quale il reddito viene tassato una sola volta, direttamente in capo agli azionisti;

• la Limited Liability Company società di recente istituzione che beneficia della responsabilità limitata dei soci così come della possibilità di applicare il regime di tassazione “trasparente”;

• la General Partnership sostanzialmente una società di persone con autonomia patrimoniale imperfetta. Fiscalmente il reddito prodotto dalla partnership non è imputato quest’ultima ma viene attribuito ai singoli soci per mezzo del c.d. regime di tassazione “trasparente”;

• la Limited Parnership, simile alla società in accomandita semplice poiché in essa alcuni soci beneficiano della responsabilità patrimoniale limitata all’importo della quota conferita.

Tassazione

Le società statunitensi, sono tassate sul reddito c.d. worldwide e cioè senza avere riguardo all’ubicazione della fonte del reddito e senza che rilevi il luogo di esercizio della propria attività o dove sia situato il centro di direzione delle stesse.

È possibile dedurre tutte le spese sostenute per lo svolgimento dell’attività d’impresa ivi incluse le spese per la ricerca.

L’imposta federale sul reddito delle società si configura come un’imposta progressiva per scaglioni di reddito; dal 2011, le aliquote di imposizione sono comprese tra il 15 ed il 35%.  Sono inoltre previste due aliquote aggiuntive, pari rispettivamente al 38 e 39%, in corrispondenza di due scaglioni di reddito intermedi.

Il Federalismo statunitense e la presenza simultanea di diverse imposizioni fiscali a più livelli gravano considerevolmente sulle imprese.

Anche i profitti e gli utili delle branches delle società straniere sul suolo americano sono soggetti alle imposte previste per le società residenti. A queste imprese si applica inoltre una imposta denominata “Branch Level Tax” (BLT), il cui valore viene calcolato sui guadagni che siano alternativamente:
• non reinvestiti (al netto delle imposte) al momento della chiusura del periodo d’imposta;
• rimpatriati in un anno fiscale successivo. L’imposta ha un’aliquota del 30%.
A livello federale non è prevista alcuna imposta sul valore aggiunto. L’imposta sulle vendite (SalesTax), invece, è un’imposta di livello statale e comunale.

L’imprenditore dovrà quindi valutare lo Stato più conveniente dove ubicare il proprio business.

Valutazione del Rischio di fare business negli Stati Uniti.

Analizziamo i giudizi di DUCROIRE(Belgio) e di COFACE(Francia) due delle più importanti agenzie assicurative pubbliche europee. Nel caso delle esportazioni, l’agenzia assicurativa belga distingue tra “rischio politico” e “rischio commerciale”. In entrambi i casi le agenzie giudicano gli Stati Uniti come un paese stabile anche nel lungo termine con un “business climate” altrettanto sicuro.

COFACE identifica anche i punti di forza e debolezza del paese ossia una flessibilità del mercato del lavoro, la piena occupazione quale obiettivo della Fed, il continuo ruolo predominante del dollaro nell’economia globale, il fatto che circa il 60% del debito pubblico è detenuto da soggetti residenti e un aumento dell’auto-sufficienza energetica.

Anche l’indice Doing Business che riguarda la possibilità e semplicità di fare affari in un paese, colloca gli Stati Uniti all’8° posto su 190 Paesi con 6 giorni per registrare un’impresa e 420 giorni per ottenere una sentenza.
Quanto a competitività dell’economia colloca questo Paese al 3° posto su 140 Paesi e per corruzione percepita al 18° posto su 176 Paesi.

La nostra agenzia SACE attribuisce agli Stati Uniti un Export opportunity index pari a 76/100 e stima un incremento potenziale dell’export italiano entro il 2020 pari a 11.1 miliardi di euro.
Per Sace i settori più attrattivi sono quello dei mezzi di trasporto, dell’automotive e della componentistica, dei gioielli e della moda, degli alimentari e delle bevande, della farmaceutica e della trasformazione alimentare.

Per ciò che riguarda gli investimenti diretti esteri negli Stati Uniti, la presenza italiana si dimostra importante. Nel corso del 2014 operavano negli Stati Uniti 2.669 imprese a partecipazione italiana.

Aiuti al business negli Stati Uniti.

La società SIMEST mette a disposizione delle imprese vari servizi per l’internazionalizzazione tra cui la possibilità di ottenere finanziamenti finalizzati all’insediamento commerciale estero.

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